Inizio della scuola: come lo vive un ragazzo che balbetta

La scuola è ricominciata con il suono della campanella. I giorni precedenti sono stati, per ragazzi e genitori, certamente ebbri di quella emozione unica che anticipa ogni “primo giorno”: ansia mista a contentezza per il nuovo inizio, che si intreccia alla tristezza per l’estate che volge al termine.

Per un bambino o un ragazzo che balbetta il rientro a scuola può rappresentare un momento di ulteriore preoccupazione. La balbuzie, infatti,può creare uno stato di disagio nell’ambiente scolastico, nelle relazioni, fino ad arrivare alla tendenza a chiudersi in sé stessi.

La persona, essendo consapevole di avere disfluenza, può manifestare apprensione ed imbarazzo per non riuscire a comunicare fluidamente e ad esprimersi liberamente. Nel contesto scolastico, infatti, il ragazzo può provare vergogna quando deve prendere la parola, perché consapevole che potrebbe avere dei blocchi di balbuzie. Tutto ciò può innescare il timore del giudizio nei confronti dei compagni per la paura di scatenare ilarità e prese in giro. Di fronte ad una interrogazione, ad esempio, la percezione dell’inceppo genera ansia, perché il sapere di non riuscire a pronunciare alcune parole costringerà la persona a trovare velocemente sinonimi o giri di parole che la potrebbero far apparire confusa agli occhi dell’insegnante e della classe, se non addirittura arrivare a fare scena muta con il rischio di essere ridicolizzata.

Come supportare il rientro a scuola di un bambino o un ragazzo che balbetta?

Le insegnanti possono supportare il bimbo, lavorando sulle basi del rapporto, quindi, dare ai bambini la possibilità di raccontarsi e stimolarli all’apertura. Parlare delle proprie vacanze, emozioni, impressioni. Dunque, più che attendere che sia il bambino che balbetta ad avvicinarsi all’insegnante o al gruppo, portando lui stesso un contenuto spontaneo, è l’insegnante che si avvicina ai bambini invitandoli ad aprirsi. In questo contesto è fondamentale dare ad ognuno il tempo di portare a compimento l’espressione del proprio pensiero senza mettere fretta ma, al contrario, cercando di aumentare la comodità nella relazione comunicativa sia dell’insegnante, che del ragazzo stesso e di tutta la classe.

Sia che si tratti di bimbi che di ragazzi, l’insegnante ha l’importante compito di abituare gli studenti alla comunicazione in gruppo e alla socialità, invitarli a parlare iniziando, magari, con domande alle quali possono rispondere anche solo con un sì o un no. Tutto nell’ottica di portarli gradualmente ad interagire tra loro e con gli insegnanti stessi, i quali dovrebbero puntare proprio alle abilità comunicative e stimolare il ragazzo che balbetta alla relazione anche a livello verbale.

Nell’ottica di favorire la comunicazione per piccoli passi e abituare i ragazzi (non solo quelli che balbettano) a godere dello sguardo dell’altro, possono essere invitati alla cattedra a rotazione, mentre l’insegnante si siede al suo posto e ognuno, con comodità, guarda ad uno ad uno i suoi compagni negli occhi per abituarsi a sostenerli, sentirsi a proprio agio con altri occhi che lo guardano e percepirli come positivi e non qualcosa da temere. Si potrebbe incentivare i compagni a sdrammatizzare la situazione attraverso facce buffe o qualche altro atteggiamento simpatico, oltre al semplice sorriso, quale ulteriore punto di ancoraggio per chi è alla cattedra e farlo sentire ancora più comodo e a proprio agio in quello spazio.

Queste sono buone norme e piccoli imput di cui beneficeranno certamente tutti, soprattutto gli studenti più fragili nella comunicazione e non solo coloro che balbettano.

Per chi presenta disfluenza, in particolare,questo significa potersi riappropriare di un contesto comunicativo, non con l’intento di consegnare già contenuti complessi ma conquistare sicurezza passo dopo passo.

Come aiutare i bambini e i ragazzi ad affrontare con serenità le relazioni con l’insegnante e con la classe?

Nel caso in cui lo studente presenti uno o più inceppi mentre parla, è fondamentale che l’insegnante mantenga sempre il focus sul messaggio che il ragazzo vuole portare. Ad esempio in una conversazione a due o di gruppo, l’alunno parlerà con i suoi tempi e l’insegnante aspetterà che consegni il suo messaggio al meglio che può fare.

Se il ragazzo si blocca e l’insegnante si rende conto che non riesce da solo a uscire dall’empasse e che questo sta portando l’attenzione della classe su di lui, dovrebbe riportare l’attenzione sul messaggio che l’alunno vuole esprimere: es. “la tua osservazione è molto centrata sull’argomento che stiamo discutendo, qual è l’aspetto che ti interessa approfondire? sono qui molto interessata a quello che vuoi dirmi”. Naturalmente, questo tipo di comportamento deve essere mantenuto dall’insegnante anche con gli altri alunni, non deve essere indirizzato esclusivamente a chi ha difficoltà di comunicazione, altrimenti il risultato sarebbe quello di farlo sentire ulteriormente diverso dal resto della classe.

Nel caso in cui siamo di fronte ad una classe di bambini e questi facciano osservazioni o domande sul bimbo che sta balbettando, del tipo “Come mai Federico non riesce a parlare bene e si blocca?” Anche in questo caso l’insegnante riporta l’attenzione del gruppo sul messaggio dicendo “Federico ci sta raccontando un aspetto davvero interessante, è un argomento importante quindi ascoltiamolo tutti”, “Volete chiedere qualche particolare specifico?”

È possibile intervenire per superare la balbuzie?

Qualsiasi siano le cause che hanno provocato la balbuzie è certamente possibile intervenire ed affrontare questo disturbo lavorando su due piani: inizialmente sull’aspetto di rieducazione più tecnico, fornendo strumenti per far tornare la persona causativa nel creare i propri suoni e pronunciare ogni parola con la massima sicurezza. Parallelamente agendo sull’aspetto emotivo e di gestione del dialogo interno, attraverso esposizioni graduali all’ansia in cui le persone riabilitano le proprie competenze comunicative vivendo situazioni che incontrano nella propria quotidianità.

Spesso, infatti, chi balbetta tende a crearsi una serie di protezioni che pian piano lo ingabbiano in uno spazio relazionale sempre più stretto, fino a limitare ogni area della sua vita, sociale e di studio. Il lavoro di riabilitazione deve poter consentire alla persona di non avvertire più la sensazione del blocco anticipatorio che si manifesta in mente ed insegnare ad utilizzare l’ansia e l’emotività a proprio vantaggio, potenziando le abilità comunicative personali e l’autostima. Essere tempestivi e fare le azioni corrette consente di superare la disfluenza, permettendo al bambino e al ragazzo di cogliere ogni opportunità nella vita e nello studio, invece di limitare le proprie scelte future a causa della balbuzie.

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