Portare la balbuzie fuori dal silenzio: le nostre attività di sensibilizzazione nelle scuole

Ci sono incontri che lasciano il segno. Non fanno rumore, non cercano applausi, ma cambiano qualcosa nel modo in cui guardiamo gli altri e anche noi stessi.

Qualche settimana fa i ragazzi volontari di Psicodizione si sono recati a Badia Polesine per incontrare gli studenti e gli insegnanti dell’Istituto superiore Einaudi e del Liceo Eugenio Balzan: due scuole e quattro classi in una aula magna che, poco alla volta, si è trasformata in uno spazio autentico di ascolto, confronto e presenza. Uno di quei luoghi in cui succede qualcosa di srupendo: gli studenti si fermano davvero ad ascoltare e sono felici di partecipare attivamente. È da qui che partiamo ogni volta: dal dare voce a ciò che spesso resta nascosto.

Quando l’inclusione diventa reale

Questi incontri non sono semplici testimonianze. Sono esperienze vive. Momenti in cui l’inclusione smette di essere una parola e diventa un gesto concreto. Attraverso le storie dei ragazzi, la balbuzie esce dagli stereotipi. Si allontana dai luoghi comuni. Diventa qualcosa di umano, comprensibile, vicino. Non più un limite da giudicare, ma una realtà da conoscere. E da qui comincia un bellissimo scambio in cui i ragazzi iniziano a fare domande, ad essere curiosi di comprendere cosa sia la balbuzie e come impatti nella persona fino a voler sapere come poter essere d’aiuto a chi vive una fragilità. E soprattutto, si impara una cosa fondamentale: includere non significa “accettare” in astratto, ma fare spazio. Spazio al tempo dell’altro, ai suoi silenzi, al suo modo di esprimersi. Spazio senza fretta, senza imbarazzo.

Vivere in prima persona: capire davvero

Durante gli incontri, i ragazzi di Psicodizione hanno coinvolto attivamente studenti e insegnanti, trasformandoli da semplici ascoltatori a protagonisti. Attraverso attività pratiche e momenti di gioco, hanno fatto sperimentare cosa può provare una persona che balbetta: l’inceppo improvviso, il pensiero che si affolla e si confonde mentre cerca di parlare, la sensazione di scomodità e frustrazione che spesso accompagna quei momenti. Non è stato solo “spiegare” la balbuzie, ma farla sentire, anche solo per un attimo. E questo fa tutta la differenza del mondo!
In quel breve spazio di esperienza diretta, qualcosa cambia: cresce l’empatia, si riduce la distanza, nasce una comprensione più profonda e autentica.

Le storie che fanno la differenza

Accanto a Giovanni, Luca e Gabriele, tre ragazzi che hanno frequentato il percorso di Psicodizione anni fa e che oggi sono tra i ragazzi che adoperano per realizzare attività informative nelle scuole, c’era anche Andrea. Un anno fa era dall’altra parte: era uno degli studenti seduto in aula ad ascoltare…e lui balbettava. Da lì la svolta. Ha deciso di voler superare questa difficoltà cercando risposte e strumenti concreti che ha trovato nel percorso. Oggi, un anno dopo, è tornato a parlare di balbuzie, ma con un ruolo diverso: quello di chi può raccontare il suo cambiamento, la sua trasformazione, i suoi successi.

La sua voce ha portato dentro le classi una verità semplice e potente: cosa significa convivere con la balbuzie, quanto può pesare il silenzio che ci si impone da soli, e quanto può cambiare la vita quando si trovano finalmente gli strumenti per esprimersi. Non è solo una testimonianza. È uno specchio per chi si riconosce. Per chi, magari, non ha ancora trovato il coraggio di parlare.

Cosa resta davvero

Al termine dei nostri incontri, non restano solo parole. Gli studenti portano con sé qualcosa di prezioso: la capacità di stare, di comprendere cosa c’è dietro un silenzio, un incepppo, dietro la necessità di un di un tempo diverso per esprimersi. Imparano a relazionarsi con naturalezza, senza imbarazzo, senza bisogno di riempire ogni pausa e con la consapevolezza che la persona che vive una fragilità non si definisce con essa, bensì, come ognuno di noi, ha un mondo e delle potenzialità da poter portare fuori e mettere a disposizione. E questa è una grande ricchezza.

Gli insegnanti, invece, tornano in classe con uno sguardo nuovo. Più attento. Più sensibile. Con strumenti in più per riconoscere quel disagio che spesso non si vede, ma si sente. Che a volte rende insicuri anche loro perché non si sa bene come gestire. E per costruire ambienti in cui nessuno debba più nascondersi per paura del giudizio o di non essere compreso.

Inoltre, grazie al lavoro dei volontari di Psicodizione, emergono indicazioni concrete e utili su come relazionarsi con un compagno, un amico o un familiare che balbetta. Piccoli accorgimenti che possono fare una grande differenza nella qualità della relazione.

Sono tanti i ragazzi che mettono a disposizione la propria esperienza per facilitare questa comprensione, offrendo un punto di vista autentico, vissuto sulla propria pelle. Perché la verità è questa: comprendere cosa prova e come relazionarsi a a una persona che balbetta, allena a relazioni sane, a vivere con serenità il confronto con chiunque, non solo a chi ha una fragilità.

Fare spazio

Nelle aule di Badia Polesine si è creato spazio. Spazio alle storie, alle emozioni, alle fragilità. Ma anche alle possibilità, alle scelte e al futuro. A tutto ciò che può emergere quando qualcuno si sente finalmente visto.

Questi incontri parlano a chi sta ancora cercando le parole. A chi le ha trattenute per anni. A chi ha davanti un futuro pieno di scelte e merita di viverlo senza sentirsi limitato. Sono un invito gentile, ma potente: riprendersi la propria voce. In tutti i sensi.

Un passo alla volta

Ogni incontro è un piccolo passo verso qualcosa di più grande: una cultura più consapevole,  accogliente, capace di ascoltare davvero: perché ogni persona che comprende diventa, a sua volta, un ponte. Un punto di riferimento. Un moltiplicatore di consapevolezza.
Ogni storia raccontata apre una porta. Sempre.

Se desideri portare questo tipo di incontri nella tua scuola, o in quella di tuo figlio, puoi scriverci a info@psicodizione.it.
Saremo felici di camminare insieme anche questo tratto di strada.

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