Il 22 ottobre, in occasione della Giornata Internazionale di Consapevolezza sulla Balbuzie, Psicodizione e l’Associazione LEA – Libera l’Espressione Autentica hanno trasformato una giornata simbolica in un percorso concreto di diritti, ascolto e partecipazione. Una settimana di incontri tra scuole, università, biblioteche, piazze e social network per portare la balbuzie fuori dal silenzio e dai pregiudizi.
Parlare di balbuzie non significa soltanto spiegare un disturbo della comunicazione: significa chiedersi come costruire comunità in cui ogni persona possa farsi ascoltare con i propri tempi, senza paura di essere giudicata, e possa esprimere le proprie potenzialità e i propri talenti.
Un accordo che apre una strada
Il momento più significativo è stata la firma del protocollo di intesa triennale tra ANCI e l’Associazione LEA, alla presenza della dottoressa Chiara Comastri, Responsabile Scientifica di LEA e della presidente Sista Carandini, insieme a Roberto Pella, Vicepresidente ANCI, e Matilde Celentano, Delegata al Welfare.
È una novità importante: per la prima volta, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani avvia una collaborazione coordinata a livello nazionale per promuovere i diritti delle persone con balbuzie e favorire contesti educativi, sociali e professionali più inclusivi.
L’obiettivo non è solo sensibilizzare sulla comprensione del disturbo, ma riconoscere che le barriere comunicative possono limitare la partecipazione a scuola, nel lavoro e nella vita di relazione. L’accordo invita, quindi, le istituzioni a non chiedere alla persona di adattarsi da sola a un ambiente rigido, ma a costruire contesti più capaci di accogliere la variabilità comunicativa.
«Con questo protocollo, l’Anci riafferma un principio semplice: nessun cittadino deve sentirsi escluso perché ha bisogno di più tempo per farsi ascoltare. Formare il personale, superare i pregiudizi negli uffici pubblici e diffondere nelle comunità locali la cultura dell’ascolto e del rispetto dei tempi di ciascuno è per noi un dovere costituzionale e un segno concreto di civiltà.»
Roberto Pella, Vicepresidente ANCI
I Comuni firmano il Manifesto
Il primo passo dopo la firma del protocollo è stata la diffusione del “Manifesto per la tutela e la libera espressione autentica delle persone con balbuzie”.
Il documento punta a contrastare le barriere comunicative e a promuovere pari opportunità, inclusione e piena partecipazione sociale. È già stato sottoscritto da diversi Comuni italiani, tra cui:
- Alpago
- Bari
- Capaci
- Cavalese
- Catania
- Isola del Liri
- Poggibonsi
- Senigallia
- Spoleto
- Valdengo
I Comuni che hanno già firmato — e quelli che firmeranno — entreranno a far parte di #cittàchedàvoce, una rete di territori impegnati a promuovere ascolto, inclusione comunicativa e piena partecipazione delle persone con balbuzie.
Ogni adesione è un segnale concreto: la balbuzie non è una questione privata da affrontare da soli, ma una condizione che riguarda l’intera comunità.
Le dirette: le voci dei ragazzi al centro
Durante la settimana di Consapevolezza, le dirette Instagram curate da giovani e volontari di LEA hanno dato spazio a temi molto concreti:
- La scuola e le relazioni con compagni e insegnanti
- Il bullismo e le sue conseguenze
- Il vissuto emotivo dei genitori
- Le sfide degli adulti nel lavoro
- Paure, risorse, relazioni e conquiste quotidiane
Sono stati momenti autentici, in cui la balbuzie non è stata raccontata come un’etichetta, ma come un’esperienza umana fatta di difficoltà, forza e possibilità di crescita.
In piazza e nelle scuole
Domenica 25 ottobre, volontari, genitori e operatori sono stati presenti nelle piazze di Torino, Milano, Reggio Emilia, Roma, Bari, Palermo e Catania.
Attraverso attività interattive, giochi, letture e momenti di riflessione, le persone presenti hanno potuto avvicinarsi al mondo interiore di chi balbetta: comprendere cosa significa cercare le parole, affrontare lo sguardo degli altri e chiedere semplicemente di essere ascoltati.avvenire+1
Nei giorni precedenti e successivi, gli incontri sono continuati nelle scuole, coinvolgendo ragazzi, insegnanti e genitori. Un lavoro di sensibilizzazione che vuole trasformare la conoscenza in inclusione concreta.
Perché la consapevolezza conta
La balbuzie può avere conseguenze che vanno oltre la parola: riguarda l’autostima, le relazioni, l’apprendimento e le opportunità professionali. Per questo superare stereotipi e atteggiamenti svalutanti è un passo essenziale verso una società più accogliente e che sappia essere di supporto consentendo a ognuno di far emergere le proprie potenzialità ed essere parte integrante della Comunità.
Come possiamo contribuire
Ognuno può fare la differenza, anche con piccoli gesti quotidiani:
- Lasciare alla persona il tempo necessario per parlare.
- Non completare le frasi e non dire “prenditi una pausa” o “respira”.
- Mantenere il contatto visivo e ascoltare il contenuto, non la fluidità.
- Contrastare battute, imitazioni e prese in giro.
- Parlare di balbuzie a scuola, in famiglia e sul lavoro con informazioni corrette.
- Invitare il proprio Comune a aderire alla rete #cittàchedàvoce.
- Diffondere e chiedere di firmare il Manifesto alle Associazioni che si conoscono
La consapevolezza diventa inclusione quando smette di essere un messaggio e diventa una pratica quotidiana: nelle aule, negli uffici pubblici, nei luoghi di lavoro e nelle relazioni di tutti i giorni.
Per saperne di più
Psicodizione e l’Associazione LEA continuano a promuovere percorsi di sensibilizzazione, supporto e inclusione per persone che balbettano, famiglie, scuole e comunità.
Per approfondire le attività, aderire al Manifesto o portare un incontro nella propria scuola o nel proprio Comune, puoi contattare LEA a segreteria@lea-associazione.it

